La gente aumenta velocemente e le vie centrali del capoluogo emiliano, accolgono un corteo coloratissimo, aperto dalle femministe dell’associazione Orlando. Moltissimi gli slogan, urlati e scritti su striscioni e cartelli di ogni tipo: da “Né per bene né per male, abbattiamo il sistema patriarcale. - unite, diverse, libere” “È bella, ma si ribella”. “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene” “Donne unite, compatte e solidali mandiamo a casa questi maiali”. Alcune delle organizzatrici armate di megafono, invitano maschi e giornalisti a stare dietro e ai lati per dare visibilità allo striscione di apertura. Due artiste, vestite di bianco, restano sui loro trampoli fino alla fine, sono la voce delle donne che vogliono urlare qualcosa dall’alto, dicono.

Il corteo si fa imponente oltre che lunghissimo e un permesso del Questore modifica all’ultimo minuto il percorso: la folla, invece di tornare a Piazza XX Settembre, sfocia in Piazza Maggiore, riempiendo il cuore della città di voci e colori. Dalle scalinate della chiesa di San Petronio cominciano gli interventi delle diverse realtà che hanno organizzato la manifestazione. Lella Costa scalda la piazza con le sue parole «Soprattutto spero che da oggi in avanti nessuno più si sogni mai di negare, che non esiste una sola questione femminile che non riguardi l’intera umanità. Che sul possesso il controllo e la libertà delle donne, si gioca il futuro di tutti quanti Da quanto tempo questo paese martoriato non vedeva le persone riprendersi le piazza? (…). Le figure femminili che vengono additate al nostro sdegno e alla nostra pietas in questo periodo, non sono sicuramente la maggioranza, le donne sono altre, le donne siamo noi».

Mentre il Ministro Gelmini, dichiara che si tratta solo di alcune “radical chic”, a Roma sfilano duecentomila persone. “Dobbiamo riprenderci non solo la piazza, ma anche la politica e la cultura”. Intervengono collettivi di donne lesbiche e di giovani attiviste femministe. Una ricercatrice legge il messaggio di Margherita Hack, che invita a “rifiutare il modello di una persona indegna di governare”. Un coro di voci femminili chiude una manifestazione piena di tanti uomini che, come viene ricordato, non sono tutti uguali.

Tra la folla, Valentina, studentessa di scienze politiche, dice «Se mia figlia un giorno mi dicesse di voler fare la velina, la manderei a fare volontariato in Kenia». La figura di Berlusconi e tutto quello che il Berlusconismo rappresenta, veline comprese, aleggia ovunque. Un ragazzo dichiara di volerlo denunciare per avergli rovinato l’infanzia. Viene quasi automatico dedurre che a causa del rubygate, le donne sono tornate in piazza, «In fondo dovremmo quasi ringraziarlo a Berlusconi» dicono provocatoriamente due signore. Nell’Italia del 2011 sono dovute scendere in piazza, perché se non ora quando?

Patrizia Riso